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    ci sarò
 

ci sarò
di ys1bis2, 14.02.2007, 23:58



CI SARO '

LEGGO DELL'ALTRO :
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I Will Be Here - Author: Ys --- G - English - Angst / Romance - Severus has lost his will to live and Hermione steps in. My answer to the WIKTT Challenges: Bedside Table and Angstier Than Thou. SSHG. Tradotto da Cristiana Allegroni e Cuccussétte - Per tutti - Angst \ Romantico - qua l'Originale http://www.fanfiction.net/read.php?storyid=1385095

CREDO IN TE --- I Believe In You

Harry era scomparso. Hermione e Ron erano frenetici per la preoccupazione. Dumbledore stesso aveve perso il luccichio negli occhi, poiché Harry non era il solo ad essere sparito. Severus Snape pure non era a Hogwarts e la suaassenza sembrava assai sospetta. Dumbledore aveva mormorato qualcosa a riguardo di un raduno Mangiamorte quando Hermione e Ron lo avevano pressato con domande, ma non sembrava ne sapesse di più.
"Il tipo untuoso di certo ha traditio Harry, lo ha consegnato a Tu- Sai - Chi!" ribolliva Ron nel conforto della Sala Comune Grifondoro.
In qualche maniera, Hermione non era d'accordo. Non le piaceva Snape, ma non pensava che avrebbe tradito sia Dumbledore che Harry. Dopo tutto, li aveva protetti fino dal primo anno.
Scotendo la testa, lei se ne andò dalla Sala Comune e si diresse all'Infermeria.
Madama Pomfrey fu piuttosto sorpresa di vederla.
"Cosa c'è , signorina Granger? Mal di testa?"
"No, sto solo cercando qualcosa da fare."
Prima che Madama Pomfrey potesse rispondere, sue persone arrancarono in Infermeria. Il cuore di Hermione si fermò appena li riconobbe Harry e Snape. Il suo amico sembrava illeso, a differenza di Snape…
"Severus!" esclamò Madama Pomfrey quando questi crollò sul pavimento.
Un incantesimo levitante, e venne messo in un letto. Harry cercò di scappare, ma una ferma occhiata di Madama Pomfrey gli fece cambiare idea.
"Giovanotto, non lascerai questo posto prima che ti abbia dato un'occhiata."
L'esame procedette rapido. Harry non era ferito; non aveva tracce di Maledizioni Cruciatus. Mentre Madama pomfrey si complimentava con lui per essere stato cauto stavolta, Harry divenne inquieto e borbottò qualcosa su Snape. Hermione guardò verso il Maestro delle Pozioni; aveva gli occhi chiusi. Gli andò vicina e chiamò Madama Pomfrey con voce strozzata. La Medistrega lo guardò e siincupì quando vide che era caduto in coma.
"Signor Potter, cosa è accaduto?"
"Voldemort. Il Professor Snape si è rivelato come spia, quando mi ha protetto," disse a disagio.
Madama Pomfrey si morse le labbra.
"E posso vedere che ti ha protetto davvero bene. Puoi andare."

~*~

Ron fu assai felice di vedere di nuovo Black. Quando sentì che Snape era in coma, fece appena spallucce.
"Bene per lui. Spero che non ne esca più."
"Ron!" protestò Hermione. "Come puoi dire una cosa simile = Ha protetto Harry con la sua vita!"
"Ha ragione, Ron. Ha preso tutte le maledizioni indirizzate a me."
Ron borbottò qualcosa tra i denti e Harry sghignazzò.
"Allora, come andiamo col Quidditch? Come abbiamo fatto contro il Corvonero?"
La mascella di Hermione cadde ciondoloni. Era appena tornato dall'aver affrontato Voldemort ed era preoccupato del Quidditch?

~*~

Due giorni dopo, lei sgattaiolò nell'infermeria. Era silenziosa e vuota, eccettoper una sagoma immobile in un letto. Fu sconvolta nello scoprire che nessuno gli stava accanto. Lei ricordava ogni volta che Harry era finito in Infermeria, ed era stato circondato da doni e biglietti. Anche lei ne aveva ricevuti, nel secondo anno. Non c'era nulla del genere vicino al letto di Snape, nemmeno uno.
Iniziò ad avvicinarsi quando una mano le toccò la spalla.
"Cosa stai facendo qui, signorina Granger?"
"Sono venuta a trovare il Professor Snape. Cosa ha detto il Preside?"
Madama Pomfrey rimase zitta un attimo, poi rispose: "Albus non ha detto nulla. Non è venuto."
Hermione sedette di botto, stordita dalla rivelazione.
"Perché? Non gli importa di lui? Il Professor Snape ha salvato la vita a Harry e ha indebolito Voldemort!"
Madama Pomfrey strinse le labbra. "Pare che ci sia un sospetto che Severus abbia consegnato il signor Potter a Voldemort -"
"No! Harry mi ha detto tutto, non è andata così!"
"Signorina Granger, pensano che il signor Potter sia così grato di essere vivo che proteggerebbe Severus. Per il momento, Severus non è niente di più di un traditore."
"Si… si sveglierà?" sussurrò Hermione.
"Perché dovrebbe, signorina Granger? Ha forse qualche motivo per tornare? Chi lo vuole ancora, comunque? E' molto più semplice per ciascuno, se l'ex Mangiamorte ed insopportabile Maestro di Pozioni non torna indietro."
"A te importa."
"Probabilmente perché sono una folle Tassorosso, signorina Granger," le rispose decisa prima di andarsene.
Hermione guardò Snape nel suo letto e strinse la mascella vedendolo così immobile, quando era stato pieno di energia controllata.
"Non mi arrenderò con te," borbottò cupa.
Tornò alla sua stanza e prese il libro delle Pozioni. Tornò al capezzale di Snape e prese a leggere, sperando che qualcosa di così familiare avrebbe potuto condurlo fuori del coma, sebbene dubitasse che lui reagisse alla sua voce.

~*~

Hermione sospirò sconfitta. Ancora non c'erano miglioramenti nella condizione di Snape. Lei era sotto lo sguardo perplesso di Madama Pomfrey ogni volta che entrava nell'Infermeria, soggetta ai commenti pungenti di Ron su Snape, sommersa dal disagio di Harry ogni qual volta veniva pronunciato il nome di Snape. La sua intera attenzione era per il suo Maestro delle Pozioni, sulla minima reazione che avesse significato che la stava ascoltando. Ma non c'era nulla.
Aveva cambiato il libro da leggergli e si dedicava a un testo sul coma e su come entrare nella mente. Qualche volta leggeva a voce alta un paragrafo che la faceva riflettere o un aneddoto che trovava divertente. Durante la settimana passata al suo fianco, aveva preso a chiamarlo Severus, sperando che potesse reagire meglio al suo nome di battesimo che al titolo. Ma non cambiò niente.
La sua mano era stretta attorno alla bacchetta e se la era puntata addosso. Le labbra dischiuse cercavano di mormorare le due parìole dell'Implacabile. Lei lo guardò congelata dall'orrore, incapace di muoversi. Le diede un'occhiata, come per dirle che era inutile che lei lo salvasse, dato che non importava a nessuno, e riuscì a cacciar fuori le due parole. Il raggio di luce verde schizzò fuori dalla bacchetta, diretto a lui, e si arricciò pigro contro il suo corpo. Lei gridò.
E si destò di scatto. Severus era nel letto, la bacchetta era posata sul comodino. Era vivo. Ma Hermione sapeva che stava morendo dentro , che aveva perso la voglia di vivere. Guardò giù al libro che stava leggendo prima e tirò un respiro profondo. Lo spinse piano verso un lato del letto, carezzandogli la mano sinistra che posava sul lenzuolo. Si sdraiò accanto a lui, prese la bacchetta e mormorò un incantesimo sopra la sua testa, e poi su quella di Severus. Affondò nell'oscurità.

~*~

Era da qualche parte in un posto buio. Sussurrò la magia per illuminare la punta della bacchetta, ma la tenebra era tale che pareva assorbire ogni luce. Sospirando, iniziò a procedere alla cieca. Lei sapeva di non essere sola, poteva sentire presenze vicino a lei, ma non riusciva a stabilire se fossero amiche o nemiche. Quel poco che sapeva della vita di Severus non le dava inclinazione verso il positivo. Qualche volta una faccia bianca le appariva davanti, sbirciandola incuriosita prima di dileguarsi con la stessa velocità con cui era arrivata. Atterrita, si chiese se potesse riconoscere una delle facce.
C'era un poco più di luce, avanti a lei, e si affrettò in quella direzione, passando tra le sagome che erano ancora più numerose. Strusciarsi contro di loro era come camminare attraverso un fantasma e questa sensazione le fece accapponare la pelle, e mentre giungeva più vicina alla luce, doveva tracciarsi la sua strada in mezzo ad esse. Sospirò sollevata quando alla fine raggiunse la luce; poi rantolò inorridita.
Voldemort le stava davanti, e appariva proprio come lo aveva descritto Harry. Era affiancato da Mangiamorte, che avevano circondato i suoi amici. Dumbledore era già caduto. Harry e Ron stavano combattendo fianco a fianco, ma non passò molto che Ron cadde sotto un'Avadra Kedavra e Harry si rotolò a terra quando Voldemort usò su di lui la Maledizione Cruciatus. In un angolo, incatenato alla parete, indifeso, c'era Severus, che strattonava le catene come un pazzo. Vide sé stessa, ai suoi piedi, la sua bacchetta a soli pochi centimetri da lui, e i suoi capelli sparsi sul pavimento. Si guardò attorno e riconobbe tanta gente, anche Sirius e Remus, entrambi morti, Minerva McGonagall, la famiglia Weasley e… Draco come Mangiamorte.
Gridò quando la luce verde della Maledizione Avada Kedavra lampeggiò verso di lei e si scansò, ma la luce la attraversò senza farle male. Nonostante la sua paura, riuscì a capirne la ragione: era solo un incubo, il peggiore incubo di Severus. Lei non sapeva perché lui avvertisse il bisogno così forte di proteggerli, o se era solo un modo di redimersi, ma era tormentato da quella visione ancora e ancora, ed era solo una prova che non avrebbe tradito nessuno - nemmeno Harry - a Voldemort.
Ancora tremante - anche se sapeva che era solo una visione, era una visione che disturbava - attraversò il campo di battaglia e raggiunse la porta dall'altra parte. La stanza adesso era calma in confronto a quella che aveva appena lasciato. C'era una tomba in un angolo, con scritto su <Tom Riddle>. Severus era seduto lì vicino, con la testa tra le mani, mentre n lontananza, poteva sentire risate e suoni di musiche. Andò da Severus e gli posò una mano sulla spalla per confortarlo. O piuttosto provò a posare una mano sulla sua spalla, dato che le sue dita gli passarono attraverso. Era solo un'altra visione: la sua solitudine ora che la guerra era finita. Stranamente, questo incubo era più doloroso. Il Severus della visione non sembrava neppure amareggiato, solo… rassegnato al suo destino.
Triste, lei gli girò le spalle e riprese la via. Quando passò la porta, sbatté le palpebre e quasi gridò infuriata.
Era tornata nell'Infermeria e lui era ancora lì, nel suo letto. Sospirando, si sedette al suo fianco ed ebbe uno shock quando si accorse che i suoi occhi erano aperti. C'era riuscita! Si era svegliato!

~*~

"Signorina Granger," le disse, con la voce parecchio impastata. "Ovvio, poteva solo essere la Grifondoro insopportabile Sotuttto, a riuscire ad arrivare in quel posto.£
Le spalle di lei si afflosciarono. Non aveva avuto punto successo. Era sempre intrappolata nella sua mente ma, come minimo, lo aveva trovato. Questo era piuttosto confortante.
"Professore, devi tornare indietro," lo implorò.
Le rivolse gli occhi scuri e, se prima in essi c'era stato del fuoco, ora era spento.
"Perché? Ho fatto quello che dovevo fare, e la mia missione è compiuta. Non hanno più bisogno di me."
"Sì che ne hanno!"
"Non capisci, signorina Granger? Voldemort sa che sono un traditore; ora per loro sono inutilizzabile."
"A Madama Pomfrey importa!"
"Poppy è una folle Tassorosso."
"A ME importa," disse mesta.
"Signorina Granger, se sei preoccupata dei tuoi G.U.F.O., francamente sei oltre ogni limita. Albus troverà qualcun altro per insegnare Pozioni e tutti apprezzeranno la nuova sistemazione.
"Non mi preoccupo per i G.U.F.O.," gli rispose con la voce sottile.
Lui la guardò allibito. Sentire Hermione Granger, Sotutto Grifondoro e studentessa modello, dichiarare che non le importava del G.U.F.O. era incredibile, come sentire l'Oscuro Signore chiedergli se preferiva il the con lo zucchero o senza. Dopo averci riflettuto, era più probabile che Voldemort facesse una simile domanda piuttosto che Hermione facesse una simile dichiarazione.
"Se è così, sto impazzendo," mormorò.
"Severus, torna indietro con me," lo supplicò con dolcezza.
"Signorina Granger, quando mai hai avuto il permesso di chiamare i tuoi insegnanti per nome ?" chiese tagliente.
Lei scosse la testa, con le lacrime che lente le riempivano gli occhi.
"Ti prego…"
"Signorina Granger…Hermione…" iniziò, terribilmente imbarazzato. "Ascolta. Sono stanco. Ho quasi dato la vita per quella di Potter e ancora credono che sia un traditore. Tu vuoi che torni e io non piaccio neppure a te."
"Io credo in te," gli sussurrò, con gli occhi fissi su di lui. "Torna con me."
"Perché?"
Lei prese un respiro profondo. "Ho bisogno di te."
"Hai bisogno dell'oscurità di un ex Mangiamorte? Signorina Granger, i Grifondoro sono rinomati come pessimi bugiardi."
"Non posso mentire per salvarmi la vita," riconobbe. "Ma non sto mentendo adesso. Ti sto guardando. Sei la spina nel loro fianco, quello che vorrebbero confinare nelle tenebre, non dargliela vinta. Non fargli credere che ti abbiano sconfitto."
Lui sedette nel letto e con dolcezza le carezzò la guancia con la mano.
"Hermione, sono stato sconfitto molto tempo fa, quando Voldemort marchiò il suo emblema nella carne del mio braccio. Da allora, sono stato come un morto che cammina, e ho cercato di rimediare. L'oblio è la sola cosa che meriti."
"Ma tu non lo meriti!" replicò fiera. "Così quello che raccontasti all'inizio del primo anno era solo una bugia! Hai detto che potevi insegnarci a fermare la morte, ma non sei capace neppure di lottare per la tua vita!"
"Sì, esatto," convenne. "Allora cosa? Mi ricatterai con lo stare qui, se non verrò?"
"E perché no? Per quello che interesso a loro! Come te, sono solo utile a loro.!
"C'è un modo in cui tu puoi tornare indietro?"
"Non lo so, e non mi importa," borbottò inghiottendo.
"Signorina Sotutto riconosce che c'è qualcosa che non sa? Questa sì che è una prima volta!"
"Pensavo che tu lo sapessi."
"Implicherebbe che fossi d'accordo sul tornare."
Lei fece spalluccia. A dispetto di sé stesso, Severus stava sorridendo.
"Questo è ricatto. E' tipico dei Serpeverde."
Lui le porse la mano e sentì come una bolla esplodere nel suo petto, quando lei non esitò a chiudere le sue dita attorno ad essa.

~*~

Nell'Infermeria, Madama Pomfrey venne a controllare Severus e Hermione, come aveva fatto fin dal momento in cui li aveva scoperti adagiati accanto nel letto di Severus. Qualcosa era cambiato. I loro occhi erano ancora chiusi e il loro ritorno appariva disperato come era apparso prima, però… Lei diede un'acuta ispirazione. Le loro mani erano unite. Era sul punto di contattare Dumbledore per dirglielo, ma qualcuno chiamò e dovette andare. Si guardò indietro una volta, verso le loro mani unite, e sperò.

~*~

Aprirono gli occhi e voltarono le teste per guardarsi l'un l'altro. Il sorriso di Severus era contorto e amaro, ma al limite, non era una smorfia. Lei scoprì che gli piaceva quel sorriso e, ancora di più, la risata che aveva ricacciato quando l'aveva paragonata a un Serpeverde.
Si alzarono nel silenzio che li circondava.
"Bene, signorina Granger, ti vedrò a lezione," le disse alla fine.
"Sì Professore," gli rispose obbediente.
Lui camminò fino alla porta e l'aveva quasi chiusa dietro di sé quando lei lo richiamò.
"Severus… se lo vorrai, alla fine, sarò qui."
Non c'era promessa, ma era quanto gli serviva per andare avanti.

 


GRAZIA CHE SALVA - Saving Grace

L'infermeria era immobile. Tutto pareva dormire eccetto per la sagoma scura che avanzava lenta verso l'unico letto occupato. Severus Snape si accucciò vicino al letto e guardò la giovane donna che vi era distesa, con gli occhi chiusi nel viso bianco.
"Hermione…" sussurrò dolce, e si allungò a prenderle la mano. "Vorrei poterti vedere sorridere un'altra volta… non posso perderti, anche se temo di averti già persa…"
le carezzò la mano con delicatezza. Sapeva cosa avesse patito nell'ultima battaglia,, soccombendo alla Cruciatus di Peter Pettigrew prima che Sirius Black lo avesse colpito. Era la prima volta in cui anche Severus era stato grato a Sirius.
"oh, Hermione" mormorò con la voce rotta. "Non posso lasciarti andare! Giurai a me stesso che me ne sarei andato dalla tua vita appena fossi stato certo che non eri impazzita per la maledizione, ma stamani… Stamani, hai avuto il tuo primo pensiero coerente e la sola parola che hai emesso, era il mio nome! Non quello di Potter, non quello di Weasley, il mio."
Si fermò un attimo a spostarle i capelli dalla fronte. Le dita indugiarono.
"Significhi molto per me."
Chiuse gli occhi un attimo.
"Un'altra settimana," promise dolce. "Un'altra settimana per essere certo che tu stia bene e poi sparirò. Non voglio legarti a questa mezza promessa che mi facesti…Addio per ora, mia Hermione."
Se ne scivolò via dalla stanza e non fece caso quando lei aprì gli occhi, e fissò come cieca il soffitto.

~*~

Le fu permesso di lasciare l'Infermeria due giorni dopo, i suoi passi erano lenti, e il dolore traspariva sebbene cercasse di mascherarlo. Ma non poteva fare niente per gli occhi scuri che ne seguivano ogni mossa. Sorrise, e qualche volta lui potè vedere come gli amici attorno le riservassero attenzioni. Quando la sentì ridere, seppe che era tempo.
Aveva già scritto la lettera, scegliendo con cura le sue parole, in quanto sapeva che le avrebbe lette. Non voleva di certo far l'errore di sottostimarla, non dopo l' acuta dimostrazione da Serpeverde che gli aveva dato quando erano stati dentro la sua mente
Non avrebbe ricevuto la lettera prima che il danno fosse stato fatto. Era meglio così, altrimenti, lei avrebbe provato a salvarlo di nuovo. Fece un sorrisetto. Lei era Grifondoro, dopo tutto. Anche se significava salvare qualcuno che non le piaceva. E allora, ricordò le sue parole nell'Infermeria: "Severus… se lo vorrai, alla fine, sarò qui."
Non era certo suonato come se lui non le piacesse, ma piuttosto… come se le importasse."
Scosse la testa, incupendosi con sé stesso. Stava diventando irrazionale. Era solo una tipica attitudine dei Grifondoro. Niente di meno, nulla di più. Chiuse gli occhi, espirando lentamente. Lei era la sua unica luce nell'oscurità in cui era. Voldemort era andato, sconfitto, e non aveva più mete. Proprio come come quella volta che aveva salvato Harry. O così aveva pensato. Lei gli aveva detto che era la spina nel loro fianco, una spina tale che erano stati costretti a riconoscere il suo ruolo nella guerra, una volta che era finita. Non voleva essere più la spina nel fianco di nessuno; lo era stato già troppo a lungo.
Prima di poter cambiare di nuovo idea, si alzò e andò alla Guferia. Avvolse la lettera per Hermione attorno alla zampa di un gufo e lo lasciò andare prima di partire per la sua ultima destinazione.

~*~

Hermione era nella biblioteca e si riempì di rabbia appena si rese conto di aver dimenticato il suo quaderno nella stanza. Sarebbe dovuto stare nella borsa, ma probabilmente Ron ne aveva avuto bisogno prima e, come al solito, si era dimenticato di rimetterlo al suo posto. Lasciò la biblioteca in fretta, correndo in camera. Il quaderno era sul pavimento e si chinò a raccoglierlo quando un rumore alla finestra la allarmò. Guardò su e vide uno dei gufi della scuola.
"Ciao, piccolino," mormorò dolce, e aprì la finestra. Riconobbe subito la calligrafia. Dopo tutto, l'aveva vista in un sacco di compiti. Trepidante e perplessa, lesse rapida la lettera e nemmeno fece caso a quando il quaderno le cadde dalle dita.
"Oh, di tutte le cose stupide da fare !" si infuriò.
Gettò la lettera sul letto e lasciò la camera, il quaderno e il lavoro da fare in biblioteca erano dimenticati.
Per una volta in vita sua, Hermione fu dispiaciuta di non essere molto brava con la scopa. Se ne corse su per le scale, senza fiato, inciampando sui gradini, ma la sua determinazione la spingeva avanti. Lo vide appena fu arrivata alla cima, ed era troppo tardi. Era già saltato.
Non perse tempo e, estratta la bacchetta dalla manica, gridò:
"Wingardium Leviosa!"
Per un momento, pensò di averlo perduto. Stava ancora cadendo. Poi si fermò e sentì un forte strattone alla sua magia. Era molto più pesante di una piuma. Stringendo i denti, spinse con forza la bacchetta verso l'alto, su e su fino a quando non fluttuò di nuovo sulla terrazza della torre. Era esausta quando alla fine gli lasciò toccare il pavimento, ma non poteva lasciarlo andare adesso.
"Cosa hai fatto?" le urlò lui.
Lei venne incespicando fino a lui, e afferrò una manciata del suo abito.
"Stai zitto," gli disse in modo chiaro, pur attraverso i denti stretti. "Cone osi gridarmi dopo la paura che mi hai mi hai messo addosso?"
"Signorina Granger, io -"
Non gli riuscì di aggiungere un'altra parola in quanto lei se lo premette accostato e lo baciò con ferocia. Si chiese per un attimo se fosse sveglio oppure no, e decise che se non lo era, perlomeno potava godersi il sogno. Anche se era sveglio, a ben pensarci. Avvolse le braccia attorno a Hermione e osò sognare.

~*~


"Severus! Cosa stai facendo?"
Severus sospirò. Era Dumbledore e, a potersi fidare del tono di voce, era arrabbiato.
"Fino a quando non sei venuto, era un momento bello nella mia vita," rispose Severus, allontanandosi da Hermione.
"Ci stai pensando?"
"Non in questo momento, ma tante volte, sì."
"C'era davvero bisogno di coinvolgere la signorina Granger?"
"Sarebbe stata dura senza coinvolgerla," disse Severus ghignando a Hermione che in risposta sorrideva timida.
"Potevi dirmelo!"
"Non ne ho avuto il tempo, davvero."
Dumbledore scosse un foglio in aria.
"Hai trovato il tempo per scrivere una lettera alla signorina Granger, ma non il tempo per dirlo a me?"
Severus sbatté le palpebre.
" Oh, ecco di cosa stai parlando. "
"E cosa credevi che stessi parlando?"
"Della cosa che stavo facendo con la signorina Granger al momento in cui hai interrotto."
"Oh, bene, potrei implorare la sua presenza di spirito a provvedere a darti una distrazione temporanea."
La reazione furiosa di Hermione sorprese Severus.
"Non è una temporanea distrazione! Il fatto che non ti importi di lui non vuol dire che per me è lo stesso!"
Avvolse strette le braccia attorno a Severus, e strofinò la guancia contro il suo petto. Può esistere un sogno migliore, si chiese Severus, rendendo l'abbraccio.
"Cosa pensi che sarei qui, se non mi importasse?"
"Non lo so," ripetè cocciuta. "Perché non c'eri quando era in coma?"
Con sorpresa di Severus, Albus si mosse da una gamba all'altra, a disagio. Il Maestro delle Pozioni non avrebbe mai pensato che sarebbe vissuto tanto da vedere il giorno in cui Albus Dumbledore sarebbe stato in gran difficoltà davanti a uno studente così sfacciato da accusarlo. E non uno studente qualsiasi! Hermione Granger, che non aveva mai infranto una regola se avesse potuto - eccetto se c'eranoPotter e Weasley in giro, ovvio.
"Albus," disse stancamente. "Mi dispiace per averti preoccupato. Per il bene di tutti, puoi bruciare questa lettera. Adesso non ha più significato," aggiunse. Pposando la guancia sulla testa di Hermione.
"E' una studentessa, Severus."
"Sì, lo so. Ha davvero importanza?"
Profonde linee di preoccupazione apparvero sulla fronte di Albus.
"Severus… lo so che ti ho deluso come minimo una volta, e probabilmente più di una volta. Non voglio che accada di nuovo. Se hai bisogno della signorina Granger, se lei è d'accordo," aggiunse con il suo antico brillio tornato negli occhi, in quanto poteva vedere le braccia di Hermione ancora avvolte attorno a Severus, "allora se questo è come pare, andate pure con la mia benedizione."
"Grazie, Albus. E adesso, se non ti pesa…"
Lui diese un'occhiata acuta verso Hermione, e Albus inghiottì.
"Ho un falò da fare con questa lettera oh, le stelle sono deliziose stanotte, se guardate su invece che giù."

~*~

Ascoltarono in silenzio i passi che si ritiravano.
"Ha ragione," disse pensieroso Severus. "Le stelle sono deliziose stanotte, e quale posto migliore per guardarle, se non la Torre dell'Osservatorio?"
"Basta che non provu a tirarti di sotto di nuovo," rispose Hermione, la voce attutita contro il suo torace.
"Lo prometto. Oh, dei, Hermione… non so cosa potrei fare senza di te!"
Lei lo guardò e fece un sorriso spavaldo.
"Beh, come minimo non dureresti a lungo."
Poi gli diede un colpo con la mano nel braccio.
"Cosa diavolo stai pensando? Se… se non ho da tornare presto nelle mie stanze…£
Lei fece spalluccia al pensiero di quello che poteva accadere.
"Mi dispiace," le mormorò lui. "Io… non volevo tenerti legata a quello che mi avevi detto… Pensai che fosse solo compassione, che stessi cercando di essere simpatica con me…"
La voce tremò.
"Non lo avrei detto se non ne ero convinta per ogni parola!" disse indignata. "Quando ti vidi nella tua mente, così solo e così rassegnato, quasi mi si spezzò il cuore. Mi rammarico di non essermene accorta prima, per averti lasciato solo nonostante tutto quello che hai fatto per noi."
"Cosa? Toglierti i punti e darti le punizioni?" le disse facendole l'occhiolino.
Lei rise tremando.
"No. Proteggendoci, anche a rischio della tua vita. Insegnandoci così tante cose. Volevo così tanto che tu fossi fiero di me."
"Lo sono," le assicurò. "Hermione, guarda le stelle."
Lei spinse in alto la testa e lui si adagiò accanto a lei, mormorandole contro le labbra:
"Sei la grazia che mi salva"


------------------------- F I N E -------------------------



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